Nike abbandona amazon

Nike dice addio a Amazon, per farci le scarpe a tutti.

Nel retail moderno il controllo dei dati sui consumatori è strategico nei piani di sviluppo dei brand. Come una volta lo era la scelta di una buona location.

A novembre del 2019, a chiusura di un anno solare importantissimo nella crescita dei marketplace retail digitali, NIKE ha annunciato l’abbandono della piattaforma Amazon per avviare un proprio percorso di sviluppo del retail online. Appare sempre più evidente come il colosso fondato da Jeff Bezos sia uno strumento di promozione ideale per i piccoli produttori, e brand emergenti, piuttosto che il veicolo adatto ad essere cavalcato da un operatore affermato.
Mettere in secondo piano lo sviluppo dei negozi tradizionali, il cosiddetto Brick&Mortar per concentrare molte risorse aziendali sulle piattaforme retail digitali, appare una scelta evidentemente di scarsa prospettiva nel momento stesso in cui passi da una relazione comunque diretta con il tuo cliente di riferimento, con il tuo target, ad una interazione con un’interfaccia che ti rappresenta a livello di proposta commerciale con la sua utenza, ma dall’altra parte non ti permette assolutamente una interazione ed un dialogo con quello che è sempre stato il tuo cliente. 
Lo stesso consumatore che, probabilmente utilizza quella piattaforma per cercare il tuo prodotto alle migliori condizioni possibili, preferendo una customer journey totalmente assente, quella dell’acquisto digitale, rispetto alla experience di un punto vendita fisico; che promuove il tuo brand ed il tuo prodotto, nei confronti di un attivista come sono in genere i clienti Nike, che ivi si reca con una propensione all’acquisto elevata ed il più delle volte con il carrello della spesa mentale con il modello già posizionato all’interno.
Ready to checkout.
Nel retail moderno, più della presenza territoriale contano i dati; quella conoscenza della clientela che una volta era demandata al gestore del punto vendita o al piccolo negoziante, oggi è appannaggio di sistemi di analisi e previsione dei comportamenti e delle abitudini, intelligenza artificiale ed algoritmi fondamentali nello sviluppo di un efficace programmazione delle vendite e della distribuzione. Dati questi che attraverso portali quali Facebook, Instagram, Amazon ed altri non è possibile acquisire, paradossalmente concessi in titolarità a questi intermediari che utilizzano la popolarità di un brand per arricchire la propria banca dati ed il proprio valore grazie al commercio di queste informazioni più che alla pura intermediazione sulla vendita di un prodotto.
Quindi cosa farà Nike una volta uscita da Amazon, perderà fatturato, perderà una quota consistente del proprio mercato?
No, assolutamente no. Anzi.
È indubitabile ed ammirabile la lungimiranza del management, che ha utilizzato, cavalcato Amazon per un biennio, sino ad imparare come camminare da soli nel mercato digitale. Con le proprie scarpe. 
Se ad oggi non è consigliabile per nessun startupper, per nessuna piccola bottega artigiana, o piccola catena di negozi creare ed affidarsi unicamente ad un proprio e-commerce interno, lo stesso non si può dire per un brand di quelle dimensioni e di quella riconoscibilità. 
Quante applicazioni avete installate nel vostro smartphone? In media sono tra le 60 e le 90 ma solo 9 sono quelle usate al giorno.
Per quanto possiate sforzarvi di promuovere il vostro sito Ecommerce, sorry, non sarete mai tra queste. E non avrete successo in una iniziativa indipendente.
A meno che non siate Nike .
Come pensa di operare nel 2020 Nike a livello retail e quali passi concreti sta muovendo tali da non subire il contraccolpo dell’abbandono del veicolo AMAZON, ad oggi ufficialmente il primo Marketplace al mondo che da solo ha generato nel 2019 il 37% delle vendite retail negli Stati Uniti? 
Passo primo, ha segato il Ceo. Ne ha scelto uno più giovane. 
Fuori Mark Parker, 64 anni dal 2006 alla guida dell’azienda, dentro John Donahoe di soli 5 anni più giovane, ma sufficienti ad avergli garantito un percorso professionale molto più digitale.
Tra le altre cose è il chairman di Paypal. 
Il passo successivo è stato elaborare un piano di riduzione delle vendite nel canale Wholesale del 50% in meno di 5 anni, grazie alla propulsione garantita al DTC (Direct To Consumer) che nello stesso periodo conta di incrementare del quintuplo il numero dei pezzi venduti. 
Ad oggi Nike ha 1,152 negozi diretti nel Mondo, in leggero calo rispetto al 2018; l’accorciamento della filiera distributiva, un rapporto organico, diretto, con i propri consumatori. Immaginate la possibilità di chiamarli ciascuno per nome, di riservare a loro offerte basate sulle preferenze e sugli acquisti passati.
Seguirli nella crescita e nella trasformazione della forma del proprio corpo; questo oggi è il presente del commercio digitale, con i tanti benefici e gli altrettanti aspetti inquietanti.
Dietro l’angolo, in un percorso non ancora maturo ma non eccessivamente distante dall’essere compiuto, ci sono poi il MDM ed il MTO . Il Made to Measure ed il Made to Order.
Saranno altri ‘’passi’’ avanti, e Nike ci sta prendendo le misure a tutti.

 

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