Raspberry insidia l’esperienza degli Apple Store ed è una lezione per il retail

Ci sono prodotti di ‘nicchia’ , in questo caso assolutamente nerd da cui trarre ispirazione per applicazioni in settori a maggiore diffusione, perché anche Pollicino avrebbe qualcosa da insegnare a Polifemo, dopo tutto.

La RASPBERRY Pi Foundation è una società con sede nel Regno Unito, senza fine di lucro, produttrice di una serie di piccoli computer, cosiddetti ‘single-board’ perché basati su di una unica scheda elettronica, nati per promuovere l’insegnamento dell’informatica di base nelle scuole e nei paesi in via di sviluppo.
Da una idea originale che si pensava limitata nella diffusione geografica e nelle possibili applicazioni tecnologiche, nel corso degli anni si è assistiti ad una rapida crescita che ha portato questi prodotti, dal costo irrisorio di poche decine di euro cadauno, a trovare impiego sia in campo robotico che audiovisivo e non solo. Sono comandati da dispositivi Raspberry molte delle reti audiovisive e interattive presenti nel mondo retail.
Questi mini pc, venduti senza alcun accessorio, quali tastiere, monitor o mouse hanno nella flessibilità di utilizzo e nella estrema accessibilità economica le carte vincenti per una penetrazione di mercato assolutamente illimitata.

Ebbene, è di pochi giorni fa la notizia che la RASPBERRY ha inaugurato il primo negozio fisico a Cambridge, nel Regno Unito, a meno di 80 kilometri dal Centro di Londra. Il layout si caratterizza nel filone ‘essenziale’ in cui sono riconoscibili i tratti ispiratori dei masterpiece quali Apple Store, Microsoft o i piu recenti Amazon 4-Stars, ma le differenze sostanziali sono altre e sono stupefacenti.

La natura stessa della Fondazione, senza fine di lucro, si rivela nel business model evidente nello store Raspberry dove gli spazi sono dedicati alla formazione ed ai corsi di avvicinamento dell’utenza, in prevalenza giovanile, alla programmazione ed al coding. La componente esperienziale all’interno dell’area RASPBERRY non è quindi legata alla parte architettonica e solida, quanto ad una reale interazione con il prodotto valorizzata dal servizio di supporto ed affiancamento offerto da professionisti tecnicamente competenti in grado di coinvolgere un’utenza, non più solo consumatrice.

Una lezione per i giganti, appunto, impartita modestamente da un nano del Mercato che rivela come l’approccio verso il consumatore per lo sviluppo del comparto retail, nel caso di RASPBERRY da sempre caratterizzato dall’acquisto online, possa essere inclusivo della parte ‘’brick & mortar’’ ed anzi trovare in questa componente una leva di supporto al rafforzamento del brand.  
Competenza del personale, con una evoluzione delle figure presenti nel negozio fisico non più qualificate in professionisti della vendita ma di supporto e di formazione sul prodotto e conseguentemente capaci di attivare meccanismi di fidelizzazione e di evangelizzazione nel rapporto verso l’utenza finale.

Il negozio del futuro sarà sempre meno ‘prodotto-centrico’’ e più esperienziale, un luogo non più connotabile come ‘punto vendita‘. Per il quale dovranno essere coniate nuove definizioni e modelli di business sostenibili efficaci a ridefinire il concetto di multicanalità, che ancora oggi vede le diverse opportunità di approccio al cliente (e viceversa) come sezioni a compartimenti poco permeabili.

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