Lo sviluppatore retail, una professione a scadenza.

” Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi ”

Tancredi – ”Il Gattopardo”

Il fatto che dal 1959 (anno della sua pubblicazione) ad oggi i concetti sintetizzati in seguito con il sostantivo ”gattopardismo” siano tuttora attuali e condivisi non può che gettare una sinistra luce sul processo di maturazione della cultura italiana e delle sue abitudini.
Mai come negli ultimi 10 anni l’accelerazione delle tecnologie, trainate dalla velocità dei processi condivisibili in forma digitale, sta apportando drastiche mutazioni al quotidiano delle persone ed al contempo perplessità e dubbi sulle professioni future.
Robotica, Artificial Intelligence, accorciamento delle filiere distributive, lo smart working ed il co-working tracciano percorsi nei quali le aziende, che vogliano consolidarsi all’interno della propria industria di riferimento, devono necessariamente introdurre varianti rispetto ai flussi di gestione attuali.

Tutto questo è stato oggetto di molteplici interventi all’evento che si è svolto il 1 Aprile scorso a Lugano, articolato su 5 giorni totali, dedicato al confronto sulle evoluzioni tecnologiche applicate in ambito retail di alta gamma. La Fashion Innovation Week è stato sicuramente uno dei punti di incontro più interessanti tenutisi nel corso dell’ultimo anno; aziende che raccontano ad altre aziende soluzioni ed esperienze applicate ai propri modelli di business in un mercato, quello del retail, tra i più afflitti dal cambiamento delle abitudini delle persone e dalla diffusione di tecnologie digitali all’interno del proprio ambito operativo.
Se il 2018 si è chiuso con l’annuncio del gruppo INDITEX del raggiungimento di +27 % relativo al fatturato online, raggiungendo un 12% sul totale delle vendite grazie ad un ampliamento a 108 Paesi dei propri portali e-commerce raggiungendo quota 202, in Italia i brand arrancano sotto il 10%. La crescita degli acquisti effettuati online ha inevitabili ripercussioni sullo sviluppo della rete degli store fisici che porterà ad un aumento della superficie occupata per i multibrand ed ad una riduzione delle unità locali sia per essi che per i monomarca.
Con la conversione progressiva del negozio in showroom, ove il cliente approccerà a livello multisensoriale il prodotto, prima di un eventuale acquisto digitale (online o in-store), cambieranno conseguentemente le operations delle catene retail che ad oggi pianificano lo sviluppo esclusivamente immobiliare. E cambieranno gli interpreti.

Se le figure professionali incaricate di coordinare l’espansione territoriale del brand oggi sono degli abili valutatori immobiliari, con competenze di gestione dei contract e nelle trattative con i leasing manager delle società di sviluppo di Centri Commerciali e Outlet, quali saranno gli interpreti nel futuro prossimo dell’espansione retail ? Quali saranno gli indici utilizzati per valutare i canali di maggiore efficacia nel momento stesso in cui il parametro ”Calzedonia*” non troverà riscontri nel mondo digitale?
*( sistema empirico utilizzato da alcuni professionisti per valutare la performance di high street o agglomerati commerciali, basato sulla presenza in quelle coordinate di un punto di vendita dell’azienda veneta).
Il fatto che poi durante i momenti di confronto e formazione professionale (al di fuori di quelle organizzate dalle associazioni di categoria) quali l’evento citato sopra ma non solo, non si incontrino mai Responsabili sviluppo di aziende legate al mondo del fast consuming (Food e non Food) è indice di quanto miope sia la visione del proprio futuro da parte delle aziende italiane del settore.
Perché far partecipare responsabili marketing o responsabili IT ad eventi prettamente legati allo sviluppo del canale distributivo è dimostrazione di scarsa comprensione delle dinamiche evolutive di un industria che non sta scomparendo ma bensì subendo una mutazione profonda e veloce, assecondando le richieste e le necessità dei consumatori e la disponibilità di diversi veicoli di approccio agli stessi.

Studiare, aggiornarsi e confrontarsi. Non percependo il collega come un competitor ma una sponda formativa ed informativa. Questa è l’unica soluzione affinché un patrimonio professionale non vada disperso e le aziende non carichino il destino del proprio brand sulle spalle di nuove professionalità non adeguatamente ‘tornite‘ dall’esperienza nella gestione di uno sviluppo ma, viceversa, bravi nella promozione di un self-branding intangibile proprio per l’ignoranza dei prossimi valutatori designati.

La visione di un e-commerce distruttivo della competitività nella distribuzione del brand italiano è quanto di più assurdo ed ignorante possa esserci. Un approccio omnicanale verso il consumatore è la panacea per i mali delle aziende commerciali e manifatturiere italiane, sino ad oggi incapaci, in una quota importante di esse, a strutturarsi per sfruttare il marchio ”Made in Italy” ed il suo appeal internazionale e consolidare posizioni di leadership sui mercati globali.
Se le stesse energie oggi infuse da alcuni operatori nel tentativo di contrastare un disegno di Legge che limiterebbe le aperture domenicali, fossero state applicate per sviluppare internamente alle proprie strutture aziendali delle operations in grado di offrire una vera offerta multicanale al proprio target, oggi probabilmente avremmo meno fazzoletti bagnati e più presenza nelle case e nei piatti dei consumatori d’oltreconfine.

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