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Apple retail: la mela non tenta più e la Retail Chief viene silurata

In periodo di crisi globale anche gli status symbol pagano dazio; ne sa qualcosa Apple che, dopo 5 anni, saluta uno dei suoi manager più influenti e pagati la (ormai ex) Chief of Retail Angela Ahrendts, proveniente da Burberry Inc., che lascerà ufficialmente l’incarico il prossimo Aprile.

Paga i risultati negativi del nelle vendite degli iPhone che segnano un -15% YOY nel 2018 e lo scarso successo di alcune sue decisioni quali le aperture a marcata connotazione fashion e luxury, citiamo ad esempio il punto vendita meneghino dietro piazza del Duomo e su Michigan Avenue a Chicago, e la rimozione dei Genius Bar (i centri di assistenza tecnica immediata) da molti punti di vendita.

Non apprezzata dal mercato anche la scelta di provvedere ad un drastico taglio delle referenze di accessori per i prodotti Apple venduti all’interno dei punti di vendita diretti, a favore di quelli originali brandizzati Apple , molto più cari e meno accessibili.

Non eccezionali anche le performance misurabili nella pura espansione della rete, dato che nei 5 anni della sua gestione Apple è passata globalmente da 437 negozi ai 500 rilevabili a Gennaio 2019.

Come per altri canali, anche nell’elettronica di consumo la crisi aggredisce le vendite ma soprattutto non sembra più pagare la politica della ridotta accessibilità, della nicchia tout court per classificare il successo di un prodotto, quando in una logica di distribuzione globale la competizione ha contemporaneamente lavorato su parametri affini contestualmente mantenendo, di contro, un indice di accessibilità elevato nel rapporto con il consumatore.


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