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Italiani grossi bevitori di caffè ? Neanche per idea…

Arriva Starbucks a Milano, con il suo innovativo punto vendita di fronte a Pizza del Duomo e gli integralisti (i pochi torrefattori indipendenti rimasti) hanno poco da sventolare vessilli ostili di un predominio di abitudini ormai atrofizzate.
L’italiano non è o non è mai stato un grandissimo consumatore di caffè; quantomeno non per quantità consumata pro capite. Ne beviamo di frequente, questo è vero, ma i nostri fondi di tazzina, che lasciano sconcertati i turisti che si aspettano bibite e non millilitri orgasmici, assommati non raggiungono nemmeno il consumo di un ragioniere del Lussemburgo..

Difatti i 2o Paesi al mondo con il consumo pro capite più alto sono così suddivisi:

Finlandia- 12kg (pro capite)
Islanda – 9
Danimarca – 8.7
Olanda – 8.4
Svezia – 8.2
Svizzera – 7.9
Belgio – 6.8
Lussemburgo – 6.5
Canada – 6.2
Bosnia – 6.1
Austria – 5.9
Italia – 5.8
Slovenia – 5.8
Brasile – 5.5
Germania – 5.5
Grecia – 5.4
Francia – 5.1
Croazi – 4.9
Cipro – 4.8

Il retail come lavoro, oggi, nato da una passione che arriva da lontano. Una drogheria della vecchia Milano, dagli alti scaffali in legno ed una coppia di anziani gestori che di ogni cliente conoscevano il nome, il cognome e da quanti giorni non li visitavano.
Un bambino che passava ore come ospite tra i profumi di cioccolato in blocchi immersi in imponenti barattoli di vetro e le confezioni in esposizione di talco Roberts.
Una campanella in ottone ed un avviso sonoro ad ogni ingresso che ricordavano di una opportunità da cogliere ed una pedana retrobanco in legno da calpestare.
In fondo nulla si estingue, cambiano solo i materiali …

Oggi mi occupo di consulenza agli operatori retail e Real Estate Commerciale che vogliono sviluppare la propria rete in Italia e sui mercati esteri, con la puntigliosità da chi ha maturato una esperienza importante in ambito industriale; dove la programmazione è il fulcro su cui basare la crescita di un progetto e l’attenzione ai dettagli non è un accessorio da banco.

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